“Chi arriva, non è lo stesso che è partito.”
Maltempo, piogge torrenziali, vento, freddo e nebbia: tutti i gruppi annullano. È nel vuoto che nasce la domanda: è il momento di un Misogi?
Il Misogi non è incoscienza. È una prova volontaria, dura e scomoda, senza tradire la sicurezza.
Parto a piedi da casa, solo, verso il Sentiero Storico del Pellegrino. Una donna che scende mi avverte delle raffiche gelide. Io continuo.
Il mondo ridotto all’essenziale
La pioggia diventa nevischio. I messaggi dicono di tornare indietro. Salgo aggrappandomi alla staccionata finché il Santuario di Montevergine emerge dalla nebbia.
Spingo verso la Base NATO. Al tunnel i cartelli invitano a non proseguire; il vento ulula e la mente entra in allerta. Mi fermo.
Basta. Messaggio ricevuto. Manovre di rientro.
Scelgo l’asfalto, più lungo e più sicuro. Scivolo su una pietra, controllo: nessun danno. Poi appare Mercogliano.
Il Misogi rende lucidi.
La vita moderna anestetizza e il comfort rende fragili. Un Misogi non rende invincibili: ricorda che possiamo resistere e rende lucidi.
SK007 — Missione compiuta.
