Diario SK007 · 14 giugno 2026

Operazione
Paradiso Perduto.

Valle delle Ferriere · Amalfi · Con gli Irriducibili del Trekking

Quasi 30 giorniDal gruppoIl Telo MagicoLa condivisionePrimo bagnoDel 2026ReagireLa vera impresa

Ci sono escursioni che si dimenticano dopo qualche giorno. E poi ci sono quelle che lasciano una traccia.

Non per la difficoltà del percorso. Non per il numero di chilometri. Ma per le persone, le emozioni e gli imprevisti che trasformano una semplice domenica in una piccola avventura.

Questa è una di quelle.

Il ritorno dagli Irriducibili

Erano quasi trenta giorni che non incrociavo i sentieri degli Irriducibili.

Un mese.

Per chi vive la montagna come una forma di meditazione in movimento, un mese può sembrare lungo.

Alle prime luci della mattina raggiungo il Bar Cuccumella, al Valico di Chiunzi.

L’aria è fresca. Il sole splende. La temperatura è perfetta.

Gli ingredienti di una grande giornata ci sono tutti.

Pasquale Bifulco, il nostro instancabile timoniere, distribuisce le ultime indicazioni operative.

Tra queste una mi colpisce: “Portate anche il costume… non si sa mai”.

Detta così sembra una frase innocente.

A fine giornata si rivelerà quasi profetica.

Il primo nemico: il parcheggio

Come ogni missione in Costiera Amalfitana, il primo nemico da affrontare non è il dislivello.

È il parcheggio.

Le auto vengono lasciate a circa un chilometro da Pontone.

Gratuitamente. Almeno così sembra.

“Staremo tranquilli. Risparmiamo il parcheggio, che qui è un piccolo lusso”.

Ma ogni buon agente segreto sa che spesso il pericolo più grande si nasconde proprio dietro le cose apparentemente tranquille.

Lo scopriremo più tardi.

Gli Irriducibili sono tantissimi.

Non li conto mai. Ma ogni volta superano abbondantemente le cinquanta unità.

Più che un gruppo escursionistico sembrano una piccola tribù nomade. Una carovana di esploratori. Una comunità.

I dettagli regalati a chi osserva

Scendiamo verso Pontone.

Io e alcuni compagni decidiamo di effettuare una piccola deviazione tattica attraverso il centro storico.

Una scelta che si rivelerà vincente.

Tra le strette viuzze compare infatti uno straordinario presepe artigianale scavato nella roccia.

Un piccolo capolavoro nascosto.

Uno di quei dettagli che sfuggono a chi corre. E che invece si regalano a chi osserva.

Il ruggito della foresta

Riprendiamo il cammino.

Alla nostra destra si innalzano pareti rocciose gigantesche. Alla sinistra, in lontananza, il mare.

Davanti a noi si apre la celebre Valle delle Ferriere.

Un luogo che molti chiamano “Paradiso Perduto”.

E capisco immediatamente perché.

La vegetazione è lussureggiante. L’acqua scorre ovunque. Le rocce sembrano scolpite da milioni di anni di pazienza.

Per un attimo ho la sensazione di essere finito dentro un film.

Una via di mezzo tra Jurassic Park e Indiana Jones.

Manca soltanto la comparsa di un dinosauro dietro una felce.

Il sentiero è in ottime condizioni. Camminiamo immersi nel verde.

Poi arriva lui. Il suono.

Prima lontano. Poi sempre più forte.

Il fragore delle cascate.

Non è un semplice rumore. È un ruggito.

Il ruggito della foresta. Un richiamo antico, primordiale, capace di ricordare all’uomo che la natura esisteva molto prima di lui e continuerà a esistere anche dopo.

Le Ragazze di San Giorgio

Arrivati nei pressi della riserva nasce il dilemma: pranzare in spiaggia ad Amalfi oppure fermarsi lì?

Pasquale decide rapidamente. Come ogni buon comandante: “Ci fermiamo qui, vicino al fiume”.

Decisione perfetta.

Attraversiamo il torrente. Stendiamo il celebre Telo Magico.

Ormai una leggenda tra gli Irriducibili.

Un semplice telo che ogni volta riesce a trasformarsi in una piazza, in una tavolata, in un luogo d’incontro, in una casa temporanea.

Nel frattempo si uniscono a noi tre nuove esploratrici: Marisa, Monica e Flora.

Ancora non lo sanno. Ma da quel momento per me diventeranno ufficialmente le Ragazze di San Giorgio.

Marisa attira subito la mia attenzione. Ha uno sguardo particolare. Magnetico. Curioso.

Lo sguardo di chi vuole capire. Lo sguardo di chi osserva.

La vedo arrampicarsi tra le rocce vicino alla cascata.

Mi avvicino e le dico: “Seguimi. Vieni con noi. Tu e le tue amiche. Non ve ne pentirete”.

Accetta.

E credo che quella scelta abbia cambiato il tono della sua giornata.

Condivisione vera

Sul Telo Magico si crea qualcosa che oggi sta diventando raro.

Condivisione. Quella vera.

Senza filtri. Senza schermi. Senza notifiche.

Solo persone.

Persone che parlano, ridono, mangiano. Vivono.

Ci sono Leonardo, l’alchimista dei liquori, Anna, Michele, Maria, Susanna e tanti altri.

Troppi per ricordare tutti i nomi. Ma non le emozioni.

Quelle restano. Sempre.

Poi arriva il momento più importante.

Il vino.

Problema tecnico: come apriamo la bottiglia?

Silenzio.

Poi compare Pasquale. Come un mago. Come un agente che estrae il gadget segreto all’ultimo secondo.

Apre il cavatappi. Missione compiuta.

Seguono vino, gin tonic, olive, panini, frittata di maccheroni, caffè.

E soprattutto risate. Tante.

Marisa osserva tutto con stupore. Probabilmente non si aspettava una simile accoglienza.

Ed è proprio questo il segreto degli Irriducibili. Non la montagna. Non i sentieri. Le persone.

Il cuore di Amalfi

Dopo circa un’ora ripartiamo. Disciplinati. Come sempre.

Raggiungiamo le antiche ferriere e le vecchie cartiere. La foresta continua ad avvolgerci.

Poi lentamente il gruppo si disperde. Si allunga. Si frammenta.

È normale. Accade sempre.

Mi ritrovo a camminare con Marisa. Poi con Monica.

E quasi senza accorgercene veniamo risucchiati dal cuore pulsante di Amalfi.

Turisti ovunque. Lingue provenienti da ogni parte del mondo.

Limonate. Granite. Profumo di mare. Profumo di limone. Profumo d’estate.

E poi, all’improvviso, lui.

Il Duomo di Amalfi.

Imponente. Maestoso. Eterno.

Con la sua scalinata che sembra voler collegare la terra al cielo.

Una vigilessa cerca di convincere i turisti a non sedersi sui gradini.

Le chiedo: “È dura?”

Sorride. Un po’ stanca.

“Molto dura. Ma il Duomo merita rispetto. E io faccio del mio meglio”.

Una risposta semplice. Ma bellissima. Perché in fondo ognuno di noi combatte la propria piccola battaglia quotidiana.

Il primo bagno del 2026

Raggiungiamo Tonino’s Beach.

Cerco immediatamente un angolo fresco.

Il Telo Magico viene nuovamente dispiegato. Base operativa ristabilita.

Marisa, Michele e Susanna entrano in acqua. Ridono. Si divertono.

Osservo. Poi penso: se non adesso, quando?

E così mi butto anch’io.

Primo bagno del 2026.

Acqua fresca. Rigenerante. Perfetta.

Un piccolo battesimo estivo.

Una di quelle sensazioni che non si spiegano. Si vivono.

Sono quasi le 17:45.

Tornare a piedi è impensabile. Si sale sul bus.

E mentre osservo quei giganteschi autobus muoversi tra strade impossibili penso che gli autisti della Costiera meritino una medaglia.

Davvero.

Il colpo di scena

La giornata sembra conclusa. Missione riuscita. Tutto perfetto.

Ma è proprio qui che arriva il colpo di scena.

Risalendo verso le auto vedo le Ragazze di San Giorgio sedute su un muretto.

Immobili. Lo sguardo perso nel vuoto.

Qualcosa non va.

Mi fermo. Chiedo.

La risposta arriva come una doccia fredda.

La Fiat 500 non c’è più.

Per un attimo penso al furto. Poi emerge la verità.

È stata rimossa dal carro attrezzi.

La montagna insegna una regola non scritta.

Chi è in difficoltà non si lascia indietro. Mai.

Svuoto la macchina. Le ragazze salgono a bordo.

Partiamo. Recuperiamo Pasquale. Cerchiamo di capire come risolvere la situazione.

Quando sento l’importo richiesto per recuperare l’auto provo quasi dolore per loro.

Anche Pasquale resta colpito.

Dopo una giornata così bella sembra davvero una beffa.

La capacità di reagire

Eppure è qui che accade qualcosa di interessante. Qualcosa che vale più dell’escursione stessa.

Flora sorride. Monica sorride. Marisa sorride.

Addirittura scherzano.

Raccontano altri episodi assurdi e quasi kafkiani accaduti negli ultimi tempi.

Qualcuno tira fuori persino una battuta su un improbabile sacerdote “specializzato” in benedizioni contro la sfortuna.

E si ride. Ancora.

In quel momento capisco una cosa.

La vera protagonista della giornata non è la Valle delle Ferriere. Non è Amalfi. Non è il mare. Non è nemmeno il primo bagno del 2026.

La protagonista è la capacità di reagire.

Perché le cose brutte capitano. La differenza non è ciò che accade. La differenza è ciò che scegliamo di diventare dopo che è accaduto.

Quando Flora dice: “Pensavo che l’avessero rubata”, capisco che il bicchiere mezzo pieno non è una frase fatta.

È una scelta. Una disciplina mentale. Una forma di coraggio.

Valle delle Ferriere · SK007

Il sentiero finisce. L’avventura continua.

Alla fine della giornata torniamo tutti a casa con qualcosa.

Qualcuno con fotografie. Qualcuno con un po’ di stanchezza. Qualcuno con qualche euro in meno.

Ma le Ragazze di San Giorgio tornano a casa con qualcosa di più importante.

Una storia da raccontare. Una risata da ricordare. E la consapevolezza di aver reagito da vere Irriducibili.

E forse, alla fine, è proprio questo il significato del trekking.

Non conquistare una montagna.

Ma scoprire come ci comportiamo quando il sentiero della vita decide improvvisamente di diventare più ripido.

SKORPION · SK007
Diario dell’escursionista
14 giugno 2026 · Valle delle Ferriere