Avventure · Ottobre 2026 · Seconda edizione

Gli ultimi.
Fino in fondo.

Quarantadue chilometri per dare un senso a ogni passo.

Walking Marathon · Benevento – Pietrelcina · 25 ottobre 2026

Con Claudia Magà e Mario · Diario di Antonio Iaccheo — SK007

Percorso scelto42 kmPartenza8.47Arrivo17.50Tempo trascorso9 ore e 3 minuti
Il raduno sotto l’arco arancione della Walking Marathon
Il raduno sotto l’arco arancione della Walking Marathon

C’è un momento in cui il traguardo smette di essere un luogo e diventa una risposta. Per noi è arrivato alle 17.50, con i piedi in fiamme e una lacrima sul viso.

Le tappe del racconto17.50 — L’ultima inquadratura7.45 — Il sorriso prima dell’impresa8.47 — Il più grande spettacolo dopo il weekendDue strade, una promessaChilometro 28 — Comincia la vera maratonaGigi e Giampaolo — Gli angeli camminanoQuel chilometro che abbiamo scelto di tenere17.50 — Gli ultimi, fino in fondoLa riflessione SK007 — La dignità del proprio passo

17.50 — L’ultima inquadratura

Sono le 17.50. L’arrivo è davanti a noi. Finalmente ha una forma, una distanza che possiamo colmare, un volto: Claudia, che ci viene incontro.

I piedi bruciano. Ci muoviamo con quella goffaggine che la stanchezza impone anche ai più orgogliosi. Siamo ultimi. Eppure, in questo preciso istante, la parola «ultimi» non riesce a toglierci niente.

Mario si avvicina, ci mette la medaglia al collo, ci abbraccia. Una lacrima mi riga il volto. Non la trattengo. Dopo una giornata passata a chiedere alle gambe di reggere, posso almeno lasciare agli occhi la libertà di parlare.

Ce l’abbiamo fatta.

Ma per capire il peso di quella medaglia bisogna tornare indietro. A quando le gambe erano leggere e quarantadue chilometri erano ancora soltanto un numero.

7.45 — Il sorriso prima dell’impresa

Domenica 25 ottobre 2026. Benevento. Arriviamo intorno alle 7.45 all’ex colonia elioterapica, come ci è stato indicato. Il cielo promette una giornata serena e temperature piacevoli, soprattutto nelle ore centrali.

Ad accoglierci ci sono subito i sorrisi di Claudia e Mario. Per la seconda edizione della Walking Marathon Benevento–Pietrelcina, ancora una volta, l’incredibile Claudia Magà ha messo insieme persone, percorsi, energie. E quella particolare forma di entusiasmo che ti fa sentire parte di qualcosa prima ancora di muovere un passo.

La maggioranza dei partecipanti ha scelto i dieci o i ventuno chilometri. Per i quarantadue siamo meno di novanta. Mi guardo intorno: il bello è che nessuno, adesso, porta in faccia la fatica che avrà stasera. Il futuro ci lascia ancora questa piccola innocenza.

Nella notte le lancette sono tornate indietro. Abbiamo guadagnato un’ora sull’orologio, ma il buio ci aspetterà prima. Sappiamo già che, per noi, la giornata potrebbe finire camminando dentro la sera.

Prima della partenza: Antonio con il pettorale della Walking Marathon
Prima della partenza: Antonio con il pettorale della Walking Marathon
Un sorriso condiviso prima del lungo cammino
Un sorriso condiviso prima del lungo cammino

8.47 — Il più grande spettacolo dopo il weekend

Alle 8.47 la musica accompagna la partenza. Il più grande spettacolo dopo il weekend, oggi, comincia qui: circa quattrocento persone che si mettono in cammino, ognuna con il proprio passo e una ragione personale per esserci.

Claudia tiene alto lo stendardo dei Magà. Intorno scorre un fiume di anime sorridenti e serene. Benevento ci vede passare così, con l’allegria di chi, almeno per un giorno, ha un programma meravigliosamente semplice: camminare, condividere, arrivare.

Gli scout ci aiutano agli incroci. Diventano segnali stradali umani, presenze attente che rendono più facile il nostro passaggio. Anche un’avventura ha bisogno di qualcuno che ti indichi la direzione mentre tu sei occupato a sorridere.

Usciamo dalla città e raggiungiamo una vecchia pista ciclabile. Il cammino si distende per alcuni chilometri. Per ora il corpo collabora, la compagnia alleggerisce le distanze e il traguardo appartiene a un tempo lontano.

Il raduno sotto l’arco arancione della Walking Marathon
Il raduno sotto l’arco arancione della Walking Marathon

Due strade, una promessa

Quest’anno, a un certo punto, i percorsi dei ventuno e dei quarantadue chilometri si separano. Il nostro gruppo prende la sua strada. La festa iniziale si fa più raccolta; il cammino cambia voce.

Attraversiamo sentieri spettacolari, fino a raggiungere Pietrelcina e risalire verso Piana Romana. Il paesaggio ci accompagna, ma le salite chiedono il loro conto: ogni tratto percorso si aggiunge a quello precedente, anche quando noi preferiremmo dimenticarlo.

I ristori diventano fondamentali. Fermarsi, bere, riprendere fiato: gesti semplici che restituiscono concretezza all’impresa. Qui il coraggio ha bisogno anche di cura, di soste, di attenzione.

Continuiamo. A ogni ripartenza sembra di rimettere in moto una macchina un po’ più pesante. Eppure c’è ancora bellezza da guardare, una strada da scoprire, una promessa da portare avanti.

Sul sentiero, tra ulivi e indicazioni del percorso
Sul sentiero, tra ulivi e indicazioni del percorso
Una sosta a Pietrelcina, nel cuore dell’avventura
Una sosta a Pietrelcina, nel cuore dell’avventura

Chilometro 28 — Comincia la vera maratona

Dal ventottesimo chilometro la fatica si fa sentire sul serio. Le salite, dopo tanta strada, entrano nei polpacci. Il dolore restringe l’orizzonte: prima guardavi il paesaggio, adesso misuri il prossimo tratto.

È qui che comincia la mia vera maratona. La mente apre un dibattito senza aver chiesto il permesso: ma chi me lo fa fare? Perché lo faccio? Che cosa voglio dimostrare?

Non ho una risposta brillante da sfoderare. Ho le gambe stanche e quelle domande che tornano, ostinate, a ogni salita. Quarantadue chilometri, dal divano, stanno tutti in due cifre. Qui ogni chilometro ha il proprio peso e nessuna buona intenzione può camminarlo al posto tuo.

Mi accorgo che cercare di pensare all’intera distanza rimasta mi schiaccia. Allora provo a stare nel passo che sto facendo. Poi nel successivo. Il traguardo resta lontano, ma questo metro posso ancora attraversarlo.

La parte stoica dell’avventura è tutta in questa misura: riconoscere la fatica, ascoltare ciò che accade e scegliere, finché ci sono le condizioni, il gesto possibile. Un passo. Senza pretendere di essere invincibili.

Gigi e Giampaolo — Gli angeli camminano

Al ventottesimo chilometro entrano nella nostra storia Gigi e Giampaolo. I nostri angeli custodi. Ci incitano, ci accompagnano, ci aiutano a non mollare.

Quando sei fresco, un incoraggiamento è una frase gentile. Quando sei stanco, può diventare il punto a cui aggrapparti per rimetterti in movimento. La loro presenza cambia il peso del cammino: la strada rimane la stessa, ma non dobbiamo più sostenerla da soli.

Ci sono persone che incontri per poche ore e che restano legate per sempre a un momento preciso della tua vita. Per me Gigi e Giampaolo avranno il volto di questa parte del percorso: quella in cui la volontà traballa e qualcuno le si mette accanto.

La sera, intanto, arriva. Il limite per completare è alle 18.30. L’orologio smette di essere un accessorio; diventa una presenza. E la pista ciclabile del ritorno sembra essersi allungata mentre eravamo via.

Quel chilometro che abbiamo scelto di tenere

A un certo punto Giampaolo ci propone una deviazione: potremmo ridurre il tragitto di un chilometro. Anche dalla base arriva l’indicazione di tagliare.

È una possibilità concreta, offerta da chi ci sta seguendo. E dopo tanta strada un chilometro conta: conta nei piedi, nei polpacci, nel desiderio di smettere finalmente di camminare.

Noi diciamo di no. Vogliamo completare il percorso.

Non c’è bisogno di trasformare questa scelta in una regola per gli altri. Fermarsi o accorciare, quando serve, conserva tutta la sua dignità. Quel giorno, per noi, quel chilometro aveva un significato preciso: era la parte finale della promessa con cui eravamo partiti.

Avevamo scelto i quarantadue. Volevamo arrivare sapendo di averli attraversati tutti, con la nostra lentezza, con gli aiuti ricevuti, con ogni esitazione compresa. Quel tratto rimasto era diventato una domanda personale. La nostra risposta sarebbe stata camminarlo.

Così proseguiamo. La pista sembra infinita. Il passo si accorcia. La sera ci avvolge. Il mondo si riduce a poche cose essenziali: la strada, il respiro, chi ci sta vicino, la direzione da tenere.

17.50 — Gli ultimi, fino in fondo

Poi eccolo. L’arrivo.

Sono le 17.50: nove ore e tre minuti dopo la partenza, soste comprese. Quaranta minuti prima del limite. Una giornata intera tra le 8.47 e questo momento, eppure adesso tutto sembra raccogliersi in pochi secondi.

Claudia ci viene incontro. Arriviamo ultimi. Ma siamo arrivati.

I piedi bruciano; fermarci ci fa capire quanto abbiamo chiesto al corpo. Facciamo fatica perfino a muoverci. Mario ci raggiunge, ci cinge il collo con la medaglia e ci abbraccia. In quel gesto c’è qualcosa che nessuna classifica potrebbe misurare: qualcuno ci aspettava, e noi siamo tornati.

Mi scende una lacrima. Dentro ci sono la pista che non finiva, le salite, le domande del ventottesimo chilometro, le voci di Gigi e Giampaolo, quel chilometro che abbiamo deciso di tenere. Tutto arriva con noi.

La medaglia si posa sul petto. Il suo peso è piccolo. Quello che significa, per me, è enorme.

All’arrivo, con la medaglia al collo
All’arrivo, con la medaglia al collo
Un sorriso e una medaglia al termine della giornata
Un sorriso e una medaglia al termine della giornata
La medaglia: il ricordo di quarantadue chilometri
La medaglia: il ricordo di quarantadue chilometri

La riflessione SK007 — La dignità del proprio passo

Porto a casa una consapevolezza concreta: posso dubitare e continuare a scegliere. Posso sentirmi stanco e accettare una mano. Posso arrivare ultimo e provare una gioia piena, senza doverla confrontare con il tempo di nessun altro.

Questa giornata mi ha ricordato quanto sia preziosa la perseveranza quando resta umana: capace di ascoltare il corpo, di ringraziare, di riconoscere il sostegno ricevuto. Il mio stoicismo, oggi, ha avuto polpacci doloranti, piedi in fiamme e occhi lucidi.

Alla partenza cercavo un’avventura. All’arrivo ho trovato anche una risposta: volevo sapere come mi sarei comportato quando l’entusiasmo iniziale avesse smesso di bastare. Ho scoperto che potevo andare avanti un passo alla volta, e che la presenza degli altri faceva parte della mia forza.

Grazie a Claudia Magà, per aver reso possibile ancora una volta tutto questo. Grazie a Mario, per l’accoglienza e per quell’abbraccio finale. Grazie a Gigi e Giampaolo, agli scout, a chi ha curato i ristori e a tutte le persone che hanno sostenuto il nostro cammino.

Grazie, Magà. Siete il top.

Siamo arrivati ultimi. Ma quando ripenso a quella lacrima, non riesco a immaginare un posto migliore in cui trovarmi: esattamente lì, alla fine della strada che avevo scelto di percorrere.

Antonio Iaccheo — SK007

25 ottobre 2026 · Benevento – Pietrelcina
Antonio Iaccheo · SK007

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